caltagirone

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L'origine della ceramica a Caltagirone, ed in genere in buona parte della Sicilia, risale ancor prima della colonizzazione da parte dei Greci. Prodotta inizialmente a mano libera, intorno al 1000 a. C. fu introdotto dai cretesi la lavorazione al tornio. Assieme a questa, si unirono decorazioni sia a graffito che con dipinti vari.
L’insediamento dei Cretesi trasmise l’arte della produzione del vasellame in molte zone della sicilia occidentale (come Marsala e l’isola di Mozia) ed in quella orientale (Caltagirone, Ragusa, Siracusa).


Tale attività è testimoniata dal ritrovamento di cocci e di fornaci atte alla cottura di manufatti. Al IV e V sec. a. C. è, infatti,  da attribuire il famoso cratere del Museo della Ceramica di Caltagirone, ritrovato in una antica fornace a Caltagirone nel 1948. Tale oggetto raffigura un vasaio al lavoro sotto la protezione della dea Atena, a testimonianza del culto per l’arte ceramica nella zona ove sorge Caltagirone.
A questo, seguì un lungo periodo di decadenza a causa della dominazione bizantina, con la sua politica fiscale, ed agli atti vandalici dei pirati.


Un nuovo periodo florido si ebbe grazie all’avvento degli Arabi nell’827, le quali conoscenze dell’arte decorativa apportarono nuove influenze. Fu grazie a loro che venne introdotta l’invetriatura.


L’arte della smaltatura a base di piombo e stagno avvenne molto più tardi (inizi 1300) con l’avvento degli Svevi e dei Normanni.
Nuova evoluzione di stile e colori si ebbe con l’avvento dei Catalani. Infatti, tutt’oggi, sono visibili le somiglianze con la ceramica soprattutto valenziana.


Nel XIX secolo, Caltagirone è ormai divenuto il più grande centro siciliano di produzione di vasellame e stoviglierie, di cui ancora oggi esistono molti reperti nel mercato dell'antiquariato, e fioriscono in tal modo le fabbriche dei “cannatari”, ovvero produttori di “cannate”, termine dialettale con il quale si indicano le brocche da vino.


A causa dell’introduzione delle plastiche alla fine degl’ann ’50, si arrecò un grave danno all’attività ceramica, causando l’emigrazione di molti artigiani.


Infatti, alla fine degl’anni ’60, a Caltagirone saranno presenti soltanto dodici ceramisti. Grazie a questi, però, troveranno nuova occupazione i giovani di allora usciti dall’Istituto Regionale d’Arte diretto dall’illustre Prof. Antonino Ragona, di cui Riccardo Varsallona era allievo.


Agli anni '50 e '60, risalgono anche i maggiori esempi di arredo urbano, ancora in ottimo stato di conservazione, realizzati oltre che dallo stesso Prof. Antonino Ragona, anche da altri illustri maestri di quell'epoca, quali Pino Romano, pittore e ceramista, Giuseppe Bonaccorso, Mario Lucerna, il Prof. Gaetano Angelico, ed ancora il Prof. Gianni Ballarò ed il Prof. Andrea Parini, presidi di rinomati Istituti d'Arte per la Ceramica.